Diario d’autunno

In questi giorni di primo autunno sono stata occupata a conoscere la nuova classe: una prima, di soli tredici alunni (dieci ragazze e tre ragazzi. Poveretti loro). Non c’è molto da scrivere sopra un blog, quando si comincia a conoscere delle classi.

Però ho provato a fare delle cose nuove, che mi hanno rincuorata sia sul famoso “senso” dello stare a scuola (su cui si sa, ormai, che m’interrogo costantemente; perché la scuola “scolastica” non mi piace… eppure si dimostra anch’essa talvolta necessaria. Quindi, insomma, sto sempre fra color che son sospesi).

In sintesi, ecco le cose che hanno funzionato, con questi – ancora per poco – bambini.

ITALIANO

  1. Una presentazione di sè su foglio A3: la metà sinistra dedicata al disegno, la metà destra dedicata al testo.
  2. Un’intervista fotocopiata da Questo non è un libro di Keri Smith (ma non sarebbe stata necessaria, a posteriori: tanto si conoscevano già tutti fin dalla primaria, o fors’anche prima).
  3. Un dodecalogo di regole dettato sul quaderno (http://www.lastampa.it/2015/09/19/esteri/il-dettato-salver-la-francia-tEe8kldhJ37DIAlHYSGiDL/pagina.html), giusto per puntualizzare l’abc del rispetto verso il prossimo, coetaneo o adulto che sia.
  4. Una discussione in seguito a un fatto increscioso, accaduto giù in cortile alla ricreazione. Un ragazzino è stato “spintonato” e vagamente umiliato da un compagno di un’altra classe: che cosa fare, per difendersi? O, meglio ancora, per prenderne le distanze? Quindi, abbiamo redatto una lista di diritti e di doveri nei confronti dei coetanei, sulla scia di quanto suggerito da Mario Lodi ormai molti anni or sono (https://lascuoladiziogustavo.wordpress.com/2013/11/17/se-fosse-una-scuola-sarebbe-la-piu-bella-del-mondo/). Perché oggi è toccato a me, ma domani può toccare a te.
  5. La lettura di un racconto di Dahl (Il tesoro di Mildenhall), difficilotto ma per lo meno completo e dotato di ritmo. L’abbiamo iniziata in classe e conclusa a casa. La settimana prossima se ne parlerà, nei modi che ho già tentato in passato (https://lascuoladiziogustavo.wordpress.com/2015/05/05/il-cigno/).
  6. La redazione, prima individuale e poi – una volta corretta – collettiva, di un testo espositivo riguardante la gita storico-naturalistica effettuata sul nostro territorio pochi giorni fa. Abbiamo meditato sugli errori ricorrenti di ortografia, sul senso della punteggiatura (e degli “a capo”) e in generale sulla costruzione delle frasi, che resta un affare molto molto complesso per molti ragazzi. Abbiamo ragionato inoltre su quant’è indispensabile essere concentrati mentre si scrive: a volte capita di sentire qualcosa senza ascoltare veramente, di vedere qualcosa senza guardarlo veramente… e capita pure di scrivere senza pensare veramente! In quesi casi, tanto vale fare dell’altro, piuttosto che perdere il proprio tempo: se si vuole crescere, anche come “scrittori”, allora bisogna prendere i propri allenamenti sul serio. P.S.: … e resta ancora da discutere l’annosa questione: A che cosa serve scrivere bene in italiano? Ma forse arriveremo anche lì.
  7. Un laboratorio di poesia a classi aperte, appena cominciato (usando l’intramontabile Calicanto di Roberto Piumini ed Ersilia Zamponi).
  8. E infine in grammatica (che da quest’anno chiamo “lingua italiana”, per distinguerla dai “testi” che ascoltiamo/pronunciamo/leggiamo/scriviamo senza riflettere specificamente sulla loro forma) siamo partiti dall’alfabeto e dunque… dall’uso del dizionario (questo sconosciuto!).

STORIA

  1. Una linea del tempo individuale (dal 2004 al 2015) che ci ha permesso di costruire una tabella a doppia entrata (questa sconosciuta!) in cui inserire i nomi dei ragazzi e le fonti documentarie (materiali, iconografiche, scritte e orali; non a caso in quest’ordine…) attraverso cui ricostruire la loro storia. Tre ore andate giù come bicchieri d’acqua (quasi non volevano uscire, per il quarto d’ora di ricreazione). E pensare che quest’attività risale al lontano 1991, quando la mia insegnante di lettere di allora la fece sperimentare a me e ai miei compagni in prima media! Ma lei era una prof chi ci vedeva lungo, una prof speciale.

GEOGRAFIA

  1. Una visita all’edificio scolastico con mappe alla mano: abbiamo giocato a riconoscere le stanze. E, quindi, ci è toccato orientarci.
  2. La costruzione della bussola artigianale, con il famoso ago magnetizzato. Abbiamo quindi fatto a gara a chi finiva per primo un percorso attraverso i punti cardinali, con i gessetti, in cortile.
  3. La redazione di una mappa concettuale a raggiera, a partire da ciò che hanno sottolineato autonomamente sul loro libro di testo (riconoscendo poi, alla seconda lettura, con un secondo colore, le cosiddette parole-chiave).

Ci sono anche delle cose che non hanno funzionato: queste.

  1. Una linea del tempo cosmica, snodata su 14 metri (1 cm = 1 milione di anni; 14 m = 14 miliardi di anni). L’idea è pur sempre interessante, ma da perfezionare. Perché ci siamo persi a fare calcoli e ad appendere strisce sul muro, ma non abbiamo ragionato su quello che è il fine ultimo di tale attività: mettere a fuoco la nostra finitudine (o peggio, la nostra scarsa – ehm – “incomincitudine”, nel senso che noi umani cominciamo 2 millimetri fa). Eppure, nella nostra limitatezza ci sentiamo (e siamo, in effetti) così importanti! Ciascuna vita umana è un capitale inestimabile, no? Nello stesso tempo, non dovremmo esagerare a ritenerci i padroni del mondo, a scapito di altre specie (le piante, per esempio, esistono da parecchi metri).
  2. Un dettato un po’ lungo e un po’ inutile, per raccogliere una prima valutazione.
  3. Il solito Invalsi. Interessante quando viene discusso punto per punto, tutto sommato inutile quando viene “somministrato” come verifica. Comincio a preferire l’osservazione, il processo di apprendimento. Di nuovo: la valutazione stessa è un problema, alla primaria così come in prima media (e forse anche in seconda).
  4. Le solite letture sull’antologia con il loro apparato di esercizi, che non so quanta voglia di leggere lascino nei ragazzi. Certo, abituano comunque al metodo di lavoro, che non è sempre questo male assoluto.

La prossima idea, appena nata, è quella di inaugurare un blog scritto e co-gestito dai ragazzi stessi: una specie di raccoglitore di quanto prodotto assieme (o individualmente) in classe (o a casa) e – nello stesso tempo – un diario di bordo. Un po’ come La scuola di zio Gustavo lo è per me. Ma, questa volta, partendo da penna e quaderno (questi sconosciuti!).

Quindi, ci vorrà ancora un bel po’ di tempo prima di metterla in cantiere.

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