Il cigno

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Questa discussione – che reputo molto interessante, come ogni discussione fra ragazzi in cui emerge un pensiero originale, autonomo, per quanto “zoppicante” e assolutamente in fieri – si è tenuta nella nostra aula (con i banchi disposti a ferro di cavallo, ovviamente) dieci giorni fa. Il racconto a cui ci riferiamo è lo splendido – e micidiale – Il cigno di Roald Dahl: un testo di una decina di pagine o poco più, letto integralmente, in fotocopia, per casa (è scaricabile qui).

La storia narra di due ragazzi, Ernie e Raymond, che si avventurano in una riserva naturale protetta con un fucile appresso, facendo scempio di tutti gli uccelli che incontrano. Finché non incontrano Peter, un ragazzino gracile ma molto intelligente, che viene da loro seviziato in diversi modi. Peter riuscirà a salvarsi? Ecco a voi il punto di vista della III A di Peri.

  • Professoressa: oggi facciamo un esperimento. Vi ho dato da leggere un racconto completo, intero, integrale, per casa, giusto? Ve l’ho dato perché credo (anzi, lo so perché me l’avete anche detto) che l’antologia presenti testi la cui lettura è soprattutto finalizzata agli esercizi, all’analisi… So che la vivete così. La storia è ingabbiata in questa cosa del dover fare gli esercizi alla fine… E un libro di scuola è sempre e comunque poco invitante, dal punto di vista della maggior parte di voi. Ah, dimenticavo di dirvi di mettere via tutti i fogli e gli astucci. Tenete il banco libero. Oggi discuteremo, anziché scrivere. Un’altra cosa: voi adesso vedete alla lavagna che ho tracciato quattro colonne. Le prime tre le capite, no? Invece, penso di dovervi dare delle spiegazioni sulla quarta. Uhm, dunque… con l’espressione “elementi che hanno una funzione particolare” intendo quegli elementi che compaiono non solo ne Il cigno ma anche in altre storie… Vi faccio un esempio: il fucile, è un elemento che compare anche in certe fiabe, come Cappuccetto Rosso. È un elemento importante per la risoluzione della storia. Ecco, le fiabe sono piene di elementi che si ripetono da una storia all’altra: il personaggio della nonna, della matrigna, ma anche alcune oggetti: il fucile, i sassolini sul sentiero, il forno, addirittura il cigno è un animale che compare in diverse fiabe. Per esempio in qualche versione di Hansel e Gretel aiuta i protagonisti ad attraversare il lago per tornare a casa.
  • S.: c’è anche quella storia dove i bambini si trasformano in cigni…
  • P.: credo che quella sia I sette corvi, ma comunque sempre di uccelli si tratta. Effettivamente la categoria degli uccelli è una categoria che ritorna in molte storie.
  • Un ragazzo: Il brutto anatroccolo ha un cigno!
  • P.: ah, sì, lì è addirittura il protagonista. Bravo! Vabbè, adesso però facciamo quest’esperimento. Partiamo da qui: che cosa vi è piaciuto? Mi raccomando, per alzata di mano e rispettando il turno di parola.
  • Ya.: a me è piaciuto il coraggio dimostrato dai protagonisti.
  • P.: quali protagonisti? Peter?
  • Ya.: no, gli altri due… com’è che si chiamano, un attimo…
  • Classe: Ernie, Raymond.
  • P.: non sono sicura di aver capito. Di quale coraggio parli?
  • Ya.: il coraggio nell’usare le armi, anche se è illegale.
  • P.: va bene, lo segno.
  • Classe: mormora, non è d’accordo. Dicono che è Peter, il coraggioso.
  • R.: a me è piaciuta la cena dell’albero.
  • P.: in che senso? Puoi spiegarmi?
  • R: mi è piaciuto quando Peter si arrampica sull’albero, alla fine, ed Ernie e Raymond restano giù a puntargli il fucile addosso.
  • P.: quante volte gli sparano? Ve lo ricordate?
  • Classe: due.
  • P.: che cosa gli dicono di fare?
  • B.: gli dicono di buttarsi giù, altrimenti sparano.
  • P.: quindi il suo coraggio consiste nel non eseguire gli ordini?
  • Classe: sì.
  • A.: secondo me ha avuto coraggio anche sulle rotaie, quando l’hanno legato e gli è passato il treno sopra.
  • P.: se non fosse stato coraggioso, che cosa avrebbe fatto?
  • A.: si sarebbe agitato. E il treno gli avrebbe mozzato la terza o l’avrebbe ferito.
  • P.: ci sono quindi due tipi di coraggio: quello relativo alla scena del treno, alla calma che lui è in grado di mantenere in una situazione difficile; e poi quello che dimostra sull’albero, quando non esegue gli ordini nonostante abbia un’arma puntata addosso.
  • G.: ce n’è un altro ancora. Quando lo minacciavano, nella riserva naturale, lui restava calmo e non si abbatteva.
  • N.: perché sapeva che se avesse detto qualcosa avrebbe peggiorato la situazione.
  • S.: a me è piaciuto… a pagina due.
  • P.: che cosa c’è a pagina due?
  • S.: Peter guarda il cielo.
  • P.: e…?
  • S.: ecco, qua. Dice che Peter per trovare la tranquillità guarda il cielo e pensa a suo padre.
  • G.: a me non è piaciuto il comportamento del papà di Ernie. È un violento.
  • P.: come sai che il papà di Ernie è un violento?
  • R.: perché zittisce la moglie, cioè la mamma di Ernie. Le dice: «Zitta, tu».
  • G.: non ha rispetto per il figlio. Lo schiavizza, gli dice di portare la birra «altrimenti ti gonfio di schiaffi». C’è scritto proprio così.
  • Ya.: anche per l’uso delle armi. Gli dà un fucile per il compleanno, anche se è illegale.
  • B.: pretende che Peter gli porti a casa qualcosa per cena, con quel fucile. Sembra che del figlio non gl’importi niente.
  • Yo.: a me non è piaciuto quando hanno ammazzato il cigno e hanno detto a Peter di raccoglierlo.
  • E.: una cosa che a me non è piaciuta è che Peter sia morto.
  • G.:: ma io non ho capito che Peter è morto. Pensavo fosse solo svenuto!
  • R.: certo che non è morto. Dice: «Mamma. Mi fanno male le gambe».
  • P.: in effetti il finale è un po’ complicato, vero? Si dice che Peter sviene. Ma poi c’è un pensiero di qualcuno – non si sa bene a chi appartenga questo pensiero, di sicuro non a un personaggio – espresso proprio alla fine: avrebbe vinto Peter. E il racconto finisce qui. Ma Peter vince sui suoi aguzzini vivendo o morendo? Che cosa vuol dire vincere? Vince davvero lui o vincono gli altri due?
  • E.: Peter muore, si capisce quando si butta giù dall’albero, dopo che gli hanno sparato la seconda volta.
  • P.: andiamo a leggere quel punto… «E la luce lo chiamava». È la presenza della luce che ti fa pensare alla morte? Che qualche volta si dice che in fin di vita “si vede la luce”?
  • E.: sì, forse è quella.
  • P.: ragazzi, qualcuno di voi ha capito chi è il cigno che si vede volare tra la scena dell’albero e la scena finale, sul prato davanti alla casa di Peter? La metto nelle cose che non si capiscono, ok?
  • S.: era Peter. Peter era coperto dal cigno, secondo me.
  • G.: allora io non avevo capito.
  • P.: che cosa?
  • G.: pensavo che, quando ha detto di essere uno stregone, avesse fatto una magia. E poi come ha fatto a far volare Peter?
  • P.: stai parlando di Ernie, che dice di essere uno stregone? Pensate che lo sia davvero?
  • Classe: no.
  • P.: da che cosa lo capite?
  • R.: perché se fosse davvero uno stregone avrebbe fatto tornare in vita il cigno, non attaccato le sue ali a Peter!
  • B.: qui, lo dice qui. «Io sono uno stregone e sto per fare una magia…».
  • P.: ah, allora è ironico, non è uno stregone, sta prendendo in giro Peter. Ma il sospetto di una magia viene comunque, alla fine. Che cosa ne dite? Chi è il cigno, allora, se Ernie non è uno stregone?
  • Ya.: se Ernie avesse potuto avrebbe cambiato il rapporto con i suoi genitori.
  • B.: e se a lui piacesse così com’è, invece?
  • P.: Ya. ha fatto un collegamento interessante. Ernie e Raymond sono due ragazzi felici?
  • Tutti: no, sfogano la loro infelicità su Peter.
  • Ya: il rapporto dei genitori con Ernie si trasmette su Peter.
  • E.: è vero, è come quando ce se la prende con qualcosa di più piccolo dopo essere stati sgridati.
  • P.: vi è mai successo?
  • B.: sì!
  • P.: quando si viene trattati male basta molto poco per reagire, poi, per “scattare” contro qualcuno o qualcosa (animali, per esempio) più piccoli, o considerati inferiori… È successo anche ad altri?
  • Classe: sì.
  • P.: dunque Ernie e Raymond sono infelici e trasportano intorno a loro quel qualcosa di violento che hanno imparato.
  • Samanta: non è che il cigno della scena del volo finale possa essere il cigno maschio, quello che non è mai comparso ma che non è stato abbattuto. Quella che viene uccisa è la femmina, nel nido con i suoi piccoli…
  • N., G.: no, è Peter.
  • S.: ma Peter non può volare. È un racconto realistico, questo, non fantastico.
  • P.: eh, Roald Dahl è bravissimo a “fare confusione” tra realtà e fantasia. Effettivamente sembra tutto molto realistico, dettagliato, crudo. Tranne il volo finale, forse. Be’, sentite, proviamo a pensare ad altri racconti, che a volte possono aiutarci a capire: quali personaggi di storie del passato hanno tentato di volare?
  • S.: ah, quello là, con le ali di cera… com’è che si chiamava?
  • P.: Icaro. E anche là c’erano un padre, Dedalo, e un figlio, Icaro.
  • Ragazzo: sì, è quello che cerca di volare come gli uccelli…
  • G.: … ma poi si avvicina troppo al sole e precipita.
  • P.: sì, perché il padre aveva usato la cera per tenere unito il piumaggio, ma il figlio vola più alto del consentito. Ma forse non c’entra con la nostra storia.
  • R.: forse un po’ sì, perché anche Peter precipita. Da quello che ho capito era sull’albero vicino al lago, ma poi precipita più distante e atterra nel giardino di casa sua.
  • P.: vediamo che cosa dice… (legge).
  • B.: Peter è il cigno.
  • P.: ma allora muore oppure no?
  • E.: arriva volando, quindi muore.
  • B., R., Ya.: muore.
  • G.: non mi piace che finisca così, tranciato.
  • P.: rimane il dubbio di che cosa succede dopo, vero? Peter muore? Peter vola? Sono queste le cose che non avete capito.
  • G.: come La città di Ember, che non finisce lì.
  • P.: però lì corrisponde alla strategia di “spalmare” la storia in una trilogia. Nelle saghe funziona così, Harry Potter compreso.
  • Ragazzo: ma non è che da qualche parte c’è un seguito e noi non lo sappiamo?
  • P.: direi di no, vedete (prende il volume di racconti completo, Un gioco da ragazzi)? Comincia un altro racconto (legge l’incipit del racconto successivo).
  • Classe: oh, no, è proprio un’altra storia!
  • E.: il finale non mi piace.
  • Ya.: Peter è morto, perde molto sangue. Non si dice se arrivano i soccorsi, quindi muore.
  • P.: il testo però non lo dice.
  • Yo: (parla con la vicina di banco del testo, ma non vuole riferire a tutti la sua opinione).
  • P.: perché non dite quello che pensate?
  • R., R.: per paura delle critiche dei compagni.
  • P.: ma ragazzi, qui stiamo solo discutendo le vostre opinioni, le vostre interpretazioni. Io ne so quanto voi: non ho la risposta in tasca, ve l’assicuro. Ne so quanto voi. Neppure io so se Peter muore, o se vola. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Ne stiamo parlando e non dovete temere i giudizi. Tutto quello che dite su Il cigno va bene.
  • B.: discutere va bene, è una bella cosa; perché si capiscono più cose, assieme.
  • Yo.: era una cosa stupida.
  • S.: stavamo parlando di un possibile finale.
  • P.: preferite che Peter muoia?
  • E.: sì.
  • B.: no.
  • G.: sì, gli succedono delle cose crudeli e forse rimarrà paralizzato.
  • N.: sì, era già un bambino preso in giro e, se rimanesse paralizzato, sarebbe ancora peggio.
  • R.: ma lui allora sarebbe sconfitto; è meglio che viva, che vinca.
  • S.: sarebbe triste che morisse, farebbe vincere chi usa la violenza e non chi tiene testa e reagisce; sarebbe una finale senza speranza.
  • S.: sarebbe meglio che vivesse e che spiegasse a tutti quello che è successo. Anzi, forse la storia è raccontata proprio da Peter stesso, che è sopravvissuto!
  • P.: chi è che racconta la storia?
  • B.: uno esterno alla storia, un narratore esterno…
  • P.: … che però conosce molto bene come si sono svolti i fatti.
  • G.: ma se Peter vivesse non avrebbe il coraggio di affrontare di nuovo quei ragazzi, di uscire un’altra volta.
  • P.: come fa Peter ad arrivare sull’albero? Dove si svolge la storia?
  • E.: poco distante da casa sua, nella riserva naturale.
  • P.: in quanto tempo si svolge? Mezz’ora, un giorno?
  • G.: in un pomeriggio.
  • Ya.: di sabato mattina Sono le nove e mezzo quando Ernie e la sua famiglia fanno colazione. Lo si dice espressamente all’inizio del racconto. E poi va avanti anche nel pomeriggio.
  • B.: no, di pomeriggio no.
  • E.: fino a dopo pranzo, visto che la mamma di Peter lo vede precipitare nel prato mente sta lavando i piatti.
  • P.: bene, Eric! Quindi in qualche ora. E i ragazzi non possono aver camminato per decine di chilometri, in quattro ore circa. Quanta strada avranno percorso?
  • Classe: (confabula). Un chilometro, massimo tre. Due fra andata e ritorno, massimo sei (ma sono già troppi: è quasi la distanza che c’è fra Peri e Dolcè). Quindi uno o due chilometri all’andata e altrettanti al ritorno.
  • R.: sentite, ma il padre di Peter è morto?
  • Ragazzo: no… «Lavora in banca», il tempo è presente.
  • N.: forse è tutto un sogno.
  • R.: sì, è tutto un sogno.
  • P.: ma la mamma non sogna, vede Peter sanguinare.
  • S.: è il cigno maschio che porta a casa Peter.
  • S.: forse sogna verso la fine, quando perde i sensi e sanguina e sogna il resto del racconto.
  • N.: sì, volevo dire che il finale è un sogno di Peter, il resto del racconto invece no.
  • M.: sì, in punto di morte.
  • Ya.: forse Peter cade giù e i ragazzi si pentono di averlo colpito, quindi lo trascinano nel giardino di casa sua.
  • P.: No, sono ci sono tre persone che vedono volare il cigno: Dahl fa nomi e cognomi di queste tre persone.
  • B.: ma non sappiamo ancora se è Peter oppure no.
  • E.: nel testo si dice che si è schiantato, quindi è evidente che muore.
  • P.: be’, più che altro si dice che la mamma sente un botto, un forte schianto. Siete stufi di parlarne (A. è visibilmente annoiata dalla discussione)?
  • G., E., Ya.: no!
  • P.: ok, cerchiamo comunque di arrivare a un punto. Qualcuno è arrivato alla soluzione? Chi è il cigno?
  • E.: è lui, Peter.
  • B.: sì, è lui.
  • P.: ma com’è possibile che Peter si trasformi in un cigno per quei cinque minuti di volo (abbiamo detto che si trova a un chilometro, massimo due, di distanza da casa: quindi non vola molto a lungo). Conoscete altri esempi di queste trasformazioni? Proviamo a pensare ad altri testi.
  • M.: Il brutto anatroccolo!
  • P.: chi è esattamente il brutto anatroccolo?
  • A.: è un cigno discriminato dagli altri, che non sono cigni ma anatre.
  • P.: anche Peter è discriminato. Dunque anche questa è una fiaba?
  • Classe: sì.
  • P.: come ne Il brutto anatroccolo, secondo voi c’è anche qui una seconda possibilità per il protagonista?
  • B.: sì, Peter ha cercato di salvare il cigno…
  • R.: … e così il cigno si trasforma in Peter.
  • P.: ah, così Peter si trasforma in cigno e non resta brutto anatroccolo, discriminato. È un finale positivo, allora. Gli altri personaggi fanno una brutta figura. Le persone discriminate, che hanno dimostrato di essere migliori, alla fine vengono ripagate, risarcite. L’avete detto voi, non io: io l’ho solo riformulato forse un po’ più chiaramente. Io questa risposta non ce l’avevo, l’ho imparato discutendo con voi. Vi è piaciuto? Leggereste qualcos’altro dello stesso autore?
  • Classe: sì!
  • P.: io questa raccolta di racconti ve l’ho portata all’inizio dell’anno e ve ne ho anche parlato molto bene. Ma voi non ricordate, giusto? Eccola qui.
  • S.: posso prenderla in prestito prima io?
  • P.: sì, certo. Va bene ragazzi, per oggi abbiamo chiuso. Per la prossima volta vi do un racconto per certi versi simili, ma anche molto diverso, di uno scrittore giapponese (che, tra l’altro, si è tolto la vita con il suicidio rituale di cui abbiamo già parlato nelle ore di storia). Si chiama Ali ed è di Yukio Mishima. È una storia d’amore fra un ragazzo e una ragazza molto giovani, due cugini, ed è ambientato durante la Seconda guerra mondiale, in Giappone. Leggetelo perché ne parleremo, come abbiamo fatto oggi. Siete stati molto bravi, davvero: sono contenta.
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La nostra lavagna
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