Auto-intervista immaginaria

Chi sei, esattamente?

Sono un essere umano e mi chiamo Cecilia. Il cognome non lo voglio rendere pubblico, qui su internet. Non mi piace l’idea di essere indicizzabile, cioè proprio nel senso di avere un dito puntato addosso, anche se si tratta solo dell’impalpabile Grande Indice di Google. Sono contenta di essere qui a condividere con voi i risultati del mio lavoro, ma ancora di più le perplessità, che sono poi – in fondo – quelle che ci permettono di trovare nuove strade, nuove alternative. Comunque, è anche per questo che preferisco restare nell’ombra: per sentirmi più libera di fare questi tentativi in santa pace.

Che cosa fai, nella vita?

Principalmente l’insegnante, se intendi il “fare” nel senso di “guadagnarsi il pane”. Anche se non insegno solo per guadagnare (anche perché si guadagna sempre meno. Ehm, ciao #StefaniaGiannini!). Insegno soprattutto perché mi piacciono due cose: inventare percorsi dove s’impara qualcosa e… stare con i ragazzi. Anzi, vorrei che fossero proprio i ragazzi a inventare insieme a me dei percorsi per loro sensati. Vorrei fare qualcosa con loro per cui poi si arrivasse a esclamare tutti assieme: “Ma che bella cosa, che abbiamo fatto! Quante cose che abbiamo imparato, oggi!”. Anche se magari sui manuali scolastici non ci siamo neanche stati più di tanto. Credo in una scuola che sia anche scuola di vita. Ma sto parlando troppo…

Sì, effettivamente. A proposito, ma tu non stai mai zitta?

Ci provo. Ma poi mi tocca ascoltare. E mi distraggo!

Credo che sia un problema diffuso, andando a guardare nelle file dei tuoi alunni…

Sì, lo ammetto: sono anch’io come loro. Riesco ad ascoltare solo le persone che mi incuriosiscono o che m’insegnano qualcosa che “aggancia” le mie passioni. Vedi, se anche noi adulti siamo fatti così, pensa a uno/una di tredici anni, nel bel mezzo di un uragano esistenziale: il moroso oppure no, le scarpe di quel colore oppure no, uscire la sera oppure no, i brufoli oppure no… Dev’essere difficile ascoltare davvero qualcuno con il triplo dei suoi anni mentre parla della questione linguistica secondo Graziadio Isaia Ascoli.

Graziachi?

Niente, dicevo così, per dire.

Senti, parliano di cose più serie. Ma tu ce l’hai, il moroso?

Ce l’avevo. Ma preferivo gli amici. Per un sacco di tempo ho pensato che sarebbe stato meglio continuare così tutta la vita: moroso forse, amici, gatti, magari un pollaio. Avevo un’amica con cui andavo dappertutto: tiravamo tardi, andavamo a spasso nei boschi, dipingevamo. E un amico con cui passavo le serate a chiacchierare di musica, film, politica. E poi c’era anche un altro amico con cui parlavo di vestiti: pensa che una volta gli ho raccontato che non so mai che cosa mettermi, la mattina, e lui mi ha rivelato la soluzione…

D’accordo, ma adesso arriva al dunque.

Dunque quel moroso che ti dicevo non l’ho sposato: ne ho sposato un altro. Ma non ti dico niente, di lui: a parte che disegna molto bene, conosce un sacco di gruppi musicali e porta il mio stesso numero di scarpe.

Tutto qui?

Beh, abbiamo anche una bambina di quattro anni, che si chiama Livia in onore della mia maestra di musica. Oh, e abbiamo anche una gatta che si chiamava Gattina ma ora si chiama Gattona, infatti il veterinario ci ha obbligati a metterla a dieta. Credo dubiti molto di noi come educatori di gatti.

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In questa foto si vede Gattina ma non Livia, che sarebbe nata un mese dopo.

Ti sei laureata?

Certo, altrimenti non potrei insegnare.

Che cosa mi puoi dire del tuo percorso scolastico?

Uhm, l’asilo è stato un trauma. Le elementari mi sono piaciute, così come le medie. Le superiori molto poco. L’università dipende, soprattutto dall’esame che dovevo dare.

No, non hai capito la domanda. Non ti ho chiesto come stavi, ma che cosa facevi.

Ah! Alle superiori sono andata al liceo scientifico, per via delle mie fantomatiche doti matematiche. Infatti ho rischiato il “debito” tutti gli anni. Per fortuna in italiano e in disegno andavo benissimo. E anche in biologia, cosa che forse lontanamente giustifica il mio essere stata lì come una pàmpana per cinque anni. Poi mi sono iscritta a lettere, ma solo all’ultimo minuto e solo perché una mia professoressa mi aveva consigliato di leggere Lalla Romano, che era indecisa fra lettere e filosofia… Anche se in realtà io ero indecisa fra biologia, francese e scienze della formazione primaria. A lettere proprio non c’avevo pensato. Devi sapere che io ho sempre letto tantissimo, quindi andare a lettere mi sembrava tempo sprecato, perché erano tutte cose che già facevo: leggere, scrivere, informarmi…

Senti, e se dovessi tornare indietro che cosa faresti, nella vita?

Le stesse cose. Anche se ci sono tante altre cose che vorrei fare, ma per mancanza di tempo non posso.

Tipo?

Avere un orto, un pollaio (l’ho già detto?). Ah… e un telaio! Vorrei fare tessuti. Vorrei anche tingerli. E mi piacerebbe imparare a modellare e a cuocere la terracotta. O la terra cruda, che poi è la stessa cosa ma non va cotta. Vorrei ricominciare a suonare il flauto traverso, che ho lasciato a quindici anni. Anzi, vorrei ricominciare da zero con la viola o il violoncello. Insomma, ho proprio le idee chiare.

Ma, soprattutto, dicono che la giornata sia di ventiquattro ore…

Appunto. Non si può fare tutto: la mamma, la nonna (non è il mio caso), la lavandaia, l’insegnante, la cuoca, la filosofa… A un certo punto bisogna scegliere e sacrificare qualcosa. Io ho sacrificato il lavare i piatti, infatti li lava mio marito.

Per chiudere: come funziona questo blog?

Intanto, premetto che La Scuola di zio Gustavo è la naturale evoluzione dei due precedenti (il primo dedicato agli alunni di Castelnuovo del Garda e il secondo dedicato alle classi di San Pietro in Cariano). Per trovare più facilmente ciò che serve, si può cliccare sulle “categorie” in cui sono archiviati i post (per esempio: “PRIMA MEDIA: GRAMMATICA”) oppure sulle “etichette” che funzionano come i tag, cioè evidenziano gli argomenti di ciascun post. Ho messo anche dei link a siti interessanti o che contengono materiali, esercizi… Non è difficile, comunque: bisogna solo “smanettare” un po’.

Come si fa a contattarti in privato?

Scrivendo al mio indirizzo di posta elettronica: ce.brugnoli@gmail.com.

Grazie per le risposte fin troppo esaurienti.

Grazie a te. Sei proprio un tipo che sa ascoltare, tu. Un giorno magari m’insegni come si fa!

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. vinz sciacca ha detto:

    Ciao collega, ti ho linkato qui.
    Buon lavoro.

    1. Cecilia Brugnoli ha detto:

      In realtà c’è ancora tanto da sistemare e da lavorare. Sono scontenta di un sacco di cose. Ma mi fa molto piacere quello che scrivi.

    1. Cecilia Brugnoli ha detto:

      Perdincidirindindina! Hai fatto delle cose favolose (tipo questa: http://www.didadada.it/Il-Capitulare-de-villis-laboratorio-di-analisi-delle-fonti-storiche.htm… volevo farne una del genere qualche settimana fa, ma alla fine mi è mancato il tempo)! Mi sa che ruberò. Grazie mille.

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