Poesie d’amore

L’immagine di copertina è uno dei “prodotti di laboratorio” della 3B di Lavis, a cura della professoressa Mara Beber: i ragazzi hanno lavorato con il caviardage in lingua inglese. Cose alte!

Cominciamo da qui (è una presentazione realizzata con Adobe Spark: potete provarci anche voi, prima o poi).

  • Ascoltate attentamente questa poesia. La ascolteremo una volta sola e, alla fine, vi darò da svolgere delle attività di comprensione. Le immagini di questo primo filmato non hanno molto a che fare con la poesia, quindi propongo di ridurre il fimato a icona. Si tratta de La pioggia nel pineto letta da Vittorio Gassman, un attore italiano molto espressivo.
  • Ecco le domande di comprensione. Ciascuno di voi le incollerà sul proprio taccuino del lettore. Si lavora in coppia. Entro dieci minuti il lavoro dev’essere concluso.
  1. Di che cosa parla questa poesia (ovvero: qual è il soggetto di questa poesia), secondo voi?
  2. Un verbo impersonale è ripetuto in anafora più volte, durante tutta la poesia. Quale?
  3. Il poeta usa dei verbi al modo imperativo, per dare degli “ordini” a colui/colei che ascolta («Prendi!», «Guarda!»): quali?
  4. A chi si rivolge il poeta (ovvero: chi è il destinatario di questi versi)?
  5. La pioggia è come un’orchestra di suoni diversi (crepitìo, pianto, canto…): sapreste indicarne altri, presenti nella poesia?
  6. Quali specie vegetali sono menzionate nella poesia?
  7. Quali specie animali sono menzionate nella poesia?
  8. Alla fine vengono menzionate alcune parti del corpo: quali?
  9. Vi è piaciuta, questa poesia? Se sì, perché? Se no, perché? Spiegate, eventualmente, le vostre divergenze d’opinione.
  • Il secondo filmato può essere guardato per intero (una volta, al massimo due): l’autrice, Mariangela Gualtieri, recita uno dei propri testi. Anche Gualtieri lavora in teatro: la sua dizione è precisa, puntuale e l’uso della voce è “professionale”. Riderete un po’, ma fa parte del gioco. Si parla d’amore: argomento importante, al centro di tutto, ma anche ridicolo, come tutte le cose importanti.
  • Ecco, di nuovo, delle domande di comprensione. Incollatele sul taccuino. Si lavora in coppia. Entro dieci minuti il lavoro dev’essere concluso.
  1. Di che cosa parla questa poesia (ovvero: qual è il soggetto di questa poesia), secondo voi?
  2. A chi si rivolge il poeta (ovvero: chi è il destinatario di questi versi)?
  3. Come vi sembra il carattere della persona alla quale è dedicata la poesia? Che “tipo” è, insomma, la persona alla quale la poetessa si rivolge?
  4. In quale momento si capisce che la poetessa ha fiducia in un futuro assieme all’amato?
  5. Perché, secondo voi, la poetessa afferma di non esser capace di “fare un canto” per la persona amata?
  6. Vi è piaciuta, questa poesia? Se sì, perché? Se no, perché? Spiegate, eventualmente, le vostre divergenze d’opinione.
  • Il terzo filmato (che va fatto inziare a 35”), di nuovo, è interessante per la lettura che un altro attore italiano, Carmelo Bene, fa delle parole di Dino Campana. Dino Campana era un po’ matto: entrava e usciva dal manicomio. Oggi sarebbe stato curato con dei banali antidpressivi, credo, ma all’epoca – erano i primi decenni del Novecento – non esistevano cure alla “malinconia” e a cose del genere. Dino Campana, come tutti, si innamorava. Una volta si innamorò di una scrittrice importante e bellissima, di nome Sibilla Aleramo, che lo ricambiava e con cui ebbe una relazione piuttosto lunga. Di nuovo,  troverete questa recitazione quasi comica. Non importa: cercate di badare al ritmo, lentissimo; al suono (significante) e non al significato. Servirà per le attività successive.
  • A voi le domande di comprensione. Incollatele sul taccuino. Si lavora in coppia. Entro dieci minuti il lavoro dev’essere concluso.
  1. Di che cosa parla questa poesia (ovvero: qual è il soggetto di questa poesia), secondo voi?
  2. A chi si rivolge il poeta (ovvero: chi è il destinatario di questi versi)?
  3. Quale sostantivo viene ripetuto più volte nel corso della poesia?
  4. I fiori, in questa poesia, sono una metafora (cioè indicano qualcos’altro: qualcosa con cui condividono almeno una qualità, una caratteristica). Che cosa rappresentano, secondo voi?
  5. Questa poesia, secondo voi, comunica speranza e ottimismo o, al contrario, disperazione e pessimismo? Da che cosa lo potete intuire?
  6. Vi è piaciuta, questa poesia? Se sì, perché? Se no, perché? Spiegate, eventualmente, le vostre divergenze d’opinione.
  • Ciascuno di voi scriva sul proprio taccuino quale, fra le tre poesie, ha preferito e perché.
  • Prima di procedere con il lavoro, potremmo svolgere – se abbiamo tempo a sufficienza – un’attività da laboratorio teatrale (io l’ho provata anni fa durante un piccolo workshop): non so come si chiami, ma so bene in che cosa consiste e dunque come guidarvi. Serve uno spazio abbastanza ampio (una biblioteca, un’aula magna). La classe si dividerà in due gruppi, che si inginocchieranno per terra, in cerchio. Ciascun compagno deve abbracciare le spalle del vicino: il cerchio, perciò, sarà piuttosto “stretto”. Chiuderete gli occhi e li terrete chiusi per tutta la durata dell’attività. Intonerete una melodia, un canto improvvisato. Basterà emettere dei suoni, vocalizzare ( una “A” o una “O”). Inizialmente sarete imbarazzati, ma dopo qualche decina di secondi – uno alla volta – vi dovreste aggiungere spontaneamente al canto collettivo. L’obiettivo di quest’esercizio è quello di “tirare fuori” la voce, senza eccessive ritrosie visto che essa si mescolerà alle altre, senza essere riconoscibile.
  • Ora formate dei gruppi in base alla poesia che avete dichiarato di preferire, sul vostro taccuino. I gruppi non devono essere costituiti da più di quattro persone.
  • Ciascuno di voi ora ha una copia della propria poesia preferita, da incollare sul taccuino. Ritornate sulle domande e sulle relative risposte relative a tale poesia. Riformulatele meglio, questa volta esaminando il testo scritto. Avete dieci minuti.

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  • Condividete le vostre risposte con il resto della classe (dieci minuti).
  • Quali versi ti hanno colpito di più? Evidenziali (minimo sette, massimo quattordici). Recitali molto lentamente al resto del gruppo. Scandisci tutte le lettere (vocali e consonanti). Non preoccuparti del loro significato: bada soltanto al significante (suono). Quindi, allenati in quest’esercizio e imparali a memoria per casa.
  • Ora, finalmente, puoi scrivere la la tua poesia d’amore con la tecnica del “caviardage” (vedi la presentazione al primo punto).

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