Emozioni, queste sconosciute!

 

Spoiler: questo è un lunghissimo post. Alla fine della lettura l’umanità sarà scomparsa da un pezzo, spazzata via da un asteroide proveniente dal sistema Alfa Centauri, mentre una specie potenziata di scarafaggi avrà assunto il controllo pressoché totale del pianeta.

In questi giorni, nella prima media in cui insegno, stiamo sperimentando un percorso diverso dal solito. Ho già tentato, in passato, di intervenire con le modalità che esporrò qui di seguito, ma l’indecisione, la mancanza di strumenti, l’inesperienza mi hanno fatto perdere molto tempo e hanno provocato in me delle frustrazioni non da poco; insomma: mi hanno fatta desistere molto presto. Questa volta, invece, ho cominciato con più convinzione.

La classe con cui lavoro è costituita da un numero di studenti molto esiguo: dieci ragazze e tre ragazzi. La maggior parte di loro si conosce fin dalla scuola dell’infanzia. Il “ricambio umano” all’interno del gruppo è avvenuto raramente; soltanto due alunni provengono da un’altra scuola primaria. Inoltre, i gruppi a prevalenza femminile presentano puntualmente delle difficoltà di ordine relazionale: si creano – come dire – delle correnti sotterranee, delle tensioni inespresse che, nel giro di poco tempo, alterano il clima affettivo di tutti e non sempre in meglio. Come se, di pari passo con l’aumento delle chiacchiere, crescesse anche il non detto (non saprei come esprimerlo in un modo migliore; comunque, è sempre una situazione piuttosto curiosa, seppur scomoda, da osservare… soprattutto per una femminista old style come me!).

Il punto di partenza per me, quest’anno, ha coinciso con un punto critico. Da settembre, cerco di condurre delle lezioni che in qualche modo possano interessare i ragazzi ma – per i motivi più disparati – essi hanno continuato a disperdere energie, a distrarsi per un nonnulla, ad avanzare richieste molto infantili. Fra l’altro, molte competenze (linguistica, matematica, civica) sembrano essere ancora piuttosto labili. Insomma, la tentazione per me e i miei colleghi è quella di entrare in aula in assetto da guerra. Inoltre, durante le ultime due settimane sono finalmente emersi dal “sottosuolo” alcuni conflitti, sotto forma di commenti negativi a scapito dei compagni più fragili, di crisi di pianto e di tutte quelle cose che gettano noi professori nel più totale sconforto.

Di solito, capita che un alunno in particolare crei una sorta di disagio profondo in ciascuno di noi. E non è detto che sia sempre lo stesso ragazzino per tutti, anzi. Diciamo: “con quel ragazzino io non riesco a lavorare”, oppure “lo strozzerei”, oppure “mi fa venire il sangue al naso” e cose così. Allora, i numinosi pedagogisti – che appaiono in corso d’anno, come degli dèi olimpici circonfusi di sacro bagliore, a farci un’ora e mezza di profezie sul futuro della scuola inclusiva – ci dicono: “Invero, o creatura peritura, ti rivelo che costui solleva in te antichi affanni. Tu non tolleri l’inquietudine di Tizia poiché fosti un tempo costretto dalla tua stirpe a tradurre con zelo le storie dei Deipnosofisti anziché bagnarti nella piscina ove i giovani disputano le loro gare rituali. Poscia ch’il pensier ti sovviene, t’irrita eccetera eccetera”. E noi in cuor nostro rispondiamo: “Eh, bravo. E allora cacciameli fuori tu, buon dio, gli 80 euro settimanali per lo psicanalista!”.

Tutto questo per dire che, talvolta, non è soltanto un alunno farci quest’effetto ma un’intera classe. E non sappiamo, francamente, che cosa fare, se non toglierci la vita nell’Adige.

È stato a questo punto che ho rispolverato una vecchia attività potenzialmente salvifica per me e per loro, che in passato mi era in parte riuscita e in parte no. L’ho modificata e rimpolpata là dove mostrava alcune corde scoperte, resa nello stesso tempo, però, anche più breve e dunque più leggera e infine sperimentata. Mi rendo conto di poterla ulteriormente perfezionare in futuro, documentandomi di più e meglio, però la considero un buon riferimento iniziale per esperienze future nelle mie classi. Ritengo, fra l’altro, che in prima media sia doveroso proporre esercizi per nominare ciò che accade nel proprio mondo interiore, pena la difficoltà a interpretare le letture e a scrivere di sè e degli altri (testi narrativi come racconti, romanzi e autobiografie; testi poetici; testi teatrali…). In seconda e in terza media è forse tardi per cominciare (soprattutto, sarebbe meglio dedicarsi a esercizi di “approfondimento” della conoscenza di se stessi come, appunto, la scrittura di testi autobiografici). E molti ragazzi veneti, oggi, sanno a stento rispondere “bene” o “male” alla più classica delle domande: “Come stai?”. Non credo sia soltanto un problema di scarsa autoconsapevolezza adolescenziale. Credo c’entri anche la crescente deprivazione lessicale di cui molte famiglie sono affette, che si traduce ovviamente in una deprivazione cognitiva.

Insomma, ecco qui il percorso a tappe.

Obiettivi: essere autoconsapevoli delle proprie emozioni, saperle verbalizzare, riconoscere le emozioni altrui. A questi, un po’ alla volta, vorrei aggiungere i seguenti: provare empatia, praticare l’autocontrollo, instaurare relazioni d’interdipendenza positiva, gestire i conflitti, cooperare in un gruppo. Ma devo ancora ideare delle tappe successive che ci consentano di raggiungerli.

PRIMA TAPPA

L’insegnante mette a disposizione della classe un cartellone diviso in quattro quadranti, affisso al muro, intitolato “Il termometro dell’umore” (vedi anche questo link). Per adesso stiamo posizionando la nostra fototessera nei vari riquadri, ma in futuro vorrei mettere a disposizione dei post-it per precisare, eventualmente, il nome dell’emozione provata e, magari, la causa che l’ha scatenata.

Schermata 2016-02-25 alle 18.39.55Schermata 2016-02-25 alle 18.40.07

SECONDA TAPPA

I ragazzi dichiarano su un foglio, in forma anonima, che cosa pensano circa i pregi e i difetti di ciascun compagno di classe. È un’attività di giudizio, che non presuppone un lavoro sulle emozioni ma che permette di esplicitare i motivi della simpatia e dell’antipatia reciproche; il problema della gestione delle proprie emozioni, infatti, si pone innanzitutto nelle situazioni di conflitto.

L’insegnante, quindi, prepara una tabella in cui figurano i principali pregi e difetti di ciascun alunno. Io li ho sintetizzati aggiungendo qualche parola che i miei alunni, soprattutto stranieri, non conoscono (te la prendi per un nonnulla > sei suscettibile) così da abituarli a un lessico più ricco. Ho mantenuto invariata la sostanza, tranne nei casi in cui ho ritenuto che il giudizio fosse formulato in modo troppo rude o inutilmente aggressivo. È interessante notare che i difetti sono identificati in comportamenti scorretti (non alzi la mano quando devi parlare, quando ti si fa notare qualche errore tu rispondi sempre che non è vero, qualche volta parli alle spalle degli altri, ti distrai spesso e distrai gli altri…), sui quali si può intervenire spesso con poco sforzo. Tutti sono risultati almeno una volta simpatici e/o intelligenti e/o sorridenti eccetera.

La riflessione assegnata per casa è la seguente.

Scrivi un testo che commenti il biglietto sui tuoi pregi/difetti che hai ricevuto stamattina.

  • Come ti sei sentito, mentre lo leggevi?
  • Ti ritrovi in questa descrizione dei tuoi pregi e dei tuoi difetti? Perché?
  • Che cosa potresti fare per avere dei rapporti migliori con i tuoi compagni di scuola?

TERZA TAPPA

Si comincia con alcune attività di riconoscimento delle emozioni prettamente verbale; si prosegue con un lavoro di nomenclatura (eventualemente compilando un glossario) e, per casa, si riconoscono alcune modalità individuali di reazione a determinate emozioni.

Di seguito, le presentazioni proiettate e i materiali consegnati ai ragazzi.

Schermata 2016-02-25 alle 18.31.36Schermata 2016-02-25 alle 18.31.51Schermata 2016-02-25 alle 18.32.03Schermata 2016-02-25 alle 18.32.22

Schermata 2016-02-25 alle 18.34.33Schermata 2016-02-25 alle 18.34.51QUARTA TAPPA

All’interno del percorso, a questo punto, può essere utile calare la visione del film d’animazione Inside Out, la cui protagonista, Riley, è proprio una preadolescente intenta ad attraversare il ponte fra l’infanzia e un’età più adulta. Riley dovrà dimostrare, al termine della vicenda narrata, di saper riorganizzare la propria personalità proprio grazie al ritrovato equilibrio nella gestione delle emozioni.

A questo link trovate le domande in pdf per riflettere sul film, che io ho assegnato per casa dopo averne discusso per mezz’ora in classe: Inside Out.

Schermata 2016-02-26 alle 08.56.10

 

QUINTA TAPPA

I ragazzi sono invitati a classificare le emozioni precedentemente nominate (con altre emozioni non menzionate da loro, ma aggiunte dall’insegnante) utilizzando queste istruzioni e questo foglio.

Schermata 2016-02-25 alle 23.40.25Schermata 2016-02-25 alle 23.50.36

A questo punto le emozioni saranno raggruppate più o meno in questo modo.

Schermata 2016-02-25 alle 23.40.38

Lavorando bene, si possono addirittura ricostruire delle famiglie lessicali, come indicato più in alto. La domanda che ho rivolto più spesso ai ragazzi, infatti, è stata proprio: “Questa parola è parente di quali altre parole?”. Ho annotato alla lavagna – su quattro fogli A3 precedentemente fissati con lo scotch – le loro associazioni, che poi ho ritagliato e posizionato intorno al termometro dell’umore. Ho cercato di rispettare una sorta di climax delle emozioni, dalle più tenui alle più intense (sia spiacevoli che piacevoli).

SESTA TAPPA

Si riconoscono nuovamente le emozioni espresse con un linguaggio non verbale, ricorrendo alla musica (fase “ricettiva”) e al colore (fase “produttiva”).

Si scelgono quattro brani musicali a piacere: uno riferibile a emozioni molto intense e spiacevoli (rabbia, angoscia), uno a emozioni pacate ma sempre spiacevoli (nostalgia), uno a emozioni intense piacevoli (entusiasmo) e infine uno a emozioni pacate e piacevoli (spensieratezza, calma).

Si distribuiscono quindi a ciascun ragazzo quattro fogli bianchi, un piattino contenente della tempera (i colori primari), un bicchiere d’acqua e un pennello. Si formulano quindi le seguenti richieste:

  • Riesci a capire quali emozioni vuole veicolare, cioè trasmettere, l’autore di questo brano musicale? Aiutati guardando le parole che “circondano” il termometro dell’umore.
  • Scegli istintivamente dei colori per rappresentarle. Non pensarci troppo! Fa’ attenzione, però, a produrre soltanto macchie, forme indefinite e non figure: nulla dev’essere riconoscibile all’interno del tuo foglio (niente fiori, niente casette, niente simboli, niente di “figurativo”, insomma).

Queste sono le canzoni che ho scelto. Non sono le più rappresentative (e addirittura una canzone ha messo in crisi la classe… non sapevano più che pesci pigliare), ma lo stereo portatile della mia scuola legge soltanto i CD. Spotify è troppo futurista, a Peri. E quindi le mie possibilità si sono drasticamente ridotte.

Terminata l’attività, ho chiesto alla classe come mai avessero usato alcuni colori in certi casi, come mai in una circostanza in particolare avessero introdotto il nero eccetera. Abbiamo infine incollato i fogli fino a formare quattro diversi pannelli e li abbiamo esposti alle pareti dell’aula. Naturalmente, ciascuno ha associato colori differenti alle medesime emozioni; qualcuno ha provato sensazioni di benessere o malessere rispetto a brani molto diversi fra loro… insomma, è piuttosto evidente che siamo molto poco “schematici” e, al contrario, piuttosto sfumati e complessi. Per me è stato interessante notare che – col progredire dell’attività – i ragazzi hanno realizzato campiture di colore più estese (e con più disinvoltura): nel primo caso hanno prevalso forme disordinate, spezzate, sconnesse e di molte tonalità; nel secondo caso hanno prevalso i colori freddi e le forme arrotondate o i tratti fluidi; nel terzo caso ha prevalso il giallo, assieme a un certo “sperimentalismo” delle forme (spruzzi, dripping); infine, nell’ultimo caso, le forme colorate sono state – da un certo momento in poi – contaminate dal nero.

Si chiede quindi ai ragazzi in quale brano si sono “riconosciuti” di più (o quale hanno apprezzato).

In base alle loro risposte, si costituiscono quattro gruppi di lettura che leggeranno quattro racconti diversi: uno afferente alla rabbia, uno alla tristezza, uno alla gioia e uno alla serenità.

A ciascun gruppo si domanda di individuare, all’interno del proprio racconto, le parole, le frasi, i periodi o le sequenze che esplicitano le emozioni del protagonista. Quindi, si chiede di rispondere alle seguenti domande.

  • Come si sente, il protagonista del racconto?
  • Che cosa provoca in lui queste emozioni?
  • Come reagisce il protagonista a queste emozioni?
  • E tu, hai mai provato delle emozioni simili?
  • In quale occasione? Racconta che cos’è successo, come ti sei sentito, che cos’hai pensato, come hai reagito. Racconta più che puoi!

SETTIMA TAPPA

Già pronti ma ancora da sperimentare, alcuni esercizi di riconoscimento non-verbale (sguardo, mimica e prossemica).

I ragazzi sono invitati a rispondere ad alcune domande, osservando le fotografie caricate in questo Power-Point.

Eventuali fotografie da “leggere” per casa:

Schermata 2016-02-26 alle 09.05.42

OTTAVA/NONA TAPPA

Le ultime tappe del percorso prevedono alcuni esercizi in cui i ragazzi mettono in gioco la propria faccia e il proprio corpo. Sono, fondamentalmente, un paio di semplici attività di drammatizzazione delle emozioni. Eccole.

Schermata 2016-02-26 alle 09.01.47

Schermata 2016-02-26 alle 09.02.08Schermata 2016-02-26 alle 09.02.23VERIFICA

Alla fine del percorso si chiede ai ragazzi di riflettere per iscritto sulle esperienze vissute in classe. Si propone un titolo e si costruisce una mappa (o una scaletta) alla lavagna in cui siano raccolte e sintetizzate le idee del gruppo-classe, così da semplificare il lavoro di stesura testuale vera e propria.

Buon lavoro!

Beh, se siete sopravvissuti fin qui dovete essere per forza una specie mutante di scarafaggio in possesso di un dispositivo elettronico e capace di decodificare un alfabeto umano. Complimenti!

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Caterina ha detto:

    Complimenti!un lavoro dettagliato,multidisciplinare e curatissimo!

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