Cambiamenti

Da un’idea di Jenny Poletti Riz.Schermata 2016-02-04 alle 17.19.02

Oggi, nella mia classe (una prima) abbiamo lavorato su questo. In sintesi:

  • Che cosa vorresti che cambiasse, nel mondo?
  • Come puoi fare, tu, a cambiare questa cosa in tre semplici mosse, a partire da adesso?

Purtroppo, credo che la parola ‘mondo’ abbia disorientato i ragazzi. Il mondo è qualcosa di astratto, qualcosa di distante: un luogo in un certo senso immaginario (nel senso che è immaginato a partire da pochi dati: quelli offerti da certa televisione, da certo cinema, da certi giornali; dati comunque sempre parziali) in cui accadono disastri petroliferi, in cui i mendicanti chiedono l’elemosina a frotte per le strade e in cui i bambini muoiono sotto le bombe nemiche.

In questo senso, forse è prematuro proporre a una classe prima la visione del terzo filmato (“La bambina che zittì il mondo”) perché l’attenzione della classe finisce per focalizzarsi troppo lontano da noi: su argomenti importanti, sì, ma eccessivamente generici e comunque difficili da afferrare davvero.

Perché il vero mondo, a undici anni, è questo qui, vicino e immediato. Un mondo in cui quasi tutti buttano le cartacce per terra, in cui i genitori e gli insegnanti non sempre ti ascoltano… anche se tu ci terresti tanto a dire la tua e a essere preso sul serio. Un mondo in cui vorresti essere amato per ciò che sei e invece tutti ti danno contro perché non sei abbastanza alto oppure abbastanza basso, non hai le scarpe così né la giacca cosà. Un mondo in cui i veri amici ti voltano le spalle quando meno te lo aspetti, tradendo quella fiducia che avevi impiegato mesi a riporre in loro con tanta tranquillità.

E così, quando stamattina tutti hanno cominciato a disegnare le proprie intenzioni (“Io farò questo…”, “Io farò quello…”), sono comparsi sull’enorme foglio disteso a terra troppi cuori, troppi simboli logori – ormai incapaci di dire qualcosa di nuovo – e troppe parole astratte (Amore, Rispetto, Pace, Uguaglianza). E temo che ciò sia accaduto perché i ragazzi sono abituati a pensare che questo sia tutto ciò che vogliamo sentirci dire noi adulti, fin dalla notte dei tempi.

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Soltanto una ragazza ha riportato e rappresentato due azioni molto concrete: “Difenderò le persone che vengono lasciate in disparte”; “Aiuterò le persone che vengono lasciate in disparte a farsi degli amici”. Sono due intenzioni bellissime, che costringono a migliorare il mondo qui e ora.

Qualcun altro ha dichiarato che raccoglierà le cartacce: non solo le sue, ma anche quelle abbandonate dagli sconosciuti. E infatti (forse) parteciperà a una giornata ecologica. E qualcuno si spinge oltre, dichiarando che tale giornata la vuole proprio organizzare. Sarà vero? Ma, soprattutto, sarà possibile?

Perché il problema è proprio questo: ciò che dichiariamo di voler fare è davvero possibile? Oppure dobbiamo abbassare il tiro, limitandoci a promettere ciò che siamo in grado di fare oggi e riservando le ottime e genericissime intenzioni a un domani che forse non arriverà mai?

Parlare d’amore è nobile, ma ne siamo capaci tutti. Aiutare la compagna di banco, prestarle un pennarello e farle compagnia durante la ricreazione… è roba per gente coraggiosa. Ed è proprio quella roba lì, che un giorno ci salverà.

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