L’America del Nord

L’intero continente americano è segnato da più confini.

  1. Una prima linea di frontiera è quella che separa l’America settentrionale da quella meridionale, comunicanti mediante l’istmo di Panama.
  2. Una seconda linea di frontiera è quella che corre, più a nord, fra Stati uniti e Messico e che coincide con la storica separazione fra America cosiddetta “anglosassone” (Canada e Stati Uniti) e America cosiddetta “latina” (dal Messico fino all’Argentina): in una – tra il 1500 e il 1700 – arrivarono per primi i coloni inglesi, nell’altra i coloni spagnoli e portoghesi. Ancora oggi questa differenza è percepibile non solo nella lingua parlata nelle due aree, ma anche nella cultura complessiva.

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L’AMERICA ANGLOSASSONE

Essa, abitata originariamente dai nativi americani (i cosiddetti “Indiani”) e successivamente colonizzata dall’Inghilterra, è costituita da Canada e Stati Uniti.
È una zona a bassa densità abitativa (17 ab./Km2) ma popolata in modo irregolare: le persone si concentrano nelle megalopoli o comunque in città (80% circa).
La società è un melting-pot (“crogiòlo”) o salad-bowl (“ciotola d’insalata”), cioè è fortemente multiculturale: si pensi soltanto che un abitante su dieci discende da schiavi deportati dall’Africa nel corso del 1700.
L’economia nordamericana è fra le più avanzate del pianeta: l’agricoltura è altamente produttiva grazie all’uso della meccanizzazione, di fertilizzanti e pesticidi e all’organizzazione in grandi aziende; c’è ampia disponibilità di materie prime (petrolio, gas, carbone, minerali ecc.); le industrie sono organizzate in multinazionali globalizzate; il settore terziario è altamente competitivo.

L’AMERICA CENTRALE

È un’area per lo più montuosa, fortemente sismica e disseminata di vulcani attivi; il clima è tropicale sulle coste ma alpino in alta quota.
L’intera zona era originariamente abitata da società precolombiane: Aztechi e Maya (gli Incas, invece, occupavano le coste occidentali dell’America meridionale) e altre etnie. I discendenti di questi popoli costituiscono ancora una percentuale significativa della popolazione (in Messico, il 20 % circa) e sono a tutt’oggi sfruttati e/o perseguitati dai governi. Le guerre civili fra guerriglieri indigeni ed eserciti regolari sono infatti all’ordine del giorno da un secolo a questa parte.
L’economia di quest’area è in via di sviluppo: il Messico si sta modernizzando, ma gli altri Stati dipendono in larga parte dall’agricoltura di piantagione spesso controllata dagli Stati Uniti (monocoltura di banane, cacao, canna da zucchero, caffè ecc.).
Mortalità infantile, analfabetismo e disoccupazione sono molto diffusi.

L’AMERICA CARAIBICA

È una zona formata da una miriade di isole, spesso raggruppate in arcipelaghi, che occupano l’omonimo Mar dei Caraibi (o delle Antille), fra il Golfo del Messico e l’Oceano Atlantico. Le principali aree corrispondono all’arcipelago delle Grandi Antille (Cuba, Giamaica, Haiti / Rep. Dominicana, Porto Rico – U.S.A.), all’arcipelago delle Piccole Antille (a est rispetto alle Grandi A., sono di origine vulcanica) e alle isole Bahamas (a nord rispetto alle Grandi A.). Il clima è tropicale.
Le isole caraibiche, soprattutto le Piccole Antille, sono state colonizzate dagli Spagnoli e a lungo contese fra potenze europee e U.S.A.
La popolazione indigena è stata quasi interamente sterminata dagli Spagnoli. La maggior parte della popolazione attuale discende dagli schiavi africani lì importati come manodopera gratuita.
Il livello economico è differenziato. Mentre Cuba figura come un Paese con un alto indice di sviluppo umano (ISU), Haiti ha un ISU molto basso (proprio qui, nel 2010, un violento terremoto ha decimato una popolazione già sofferente). Alcune isole (come le i. Cayman – U.K.) sono cosiddetti “paradisi fiscali” in cui vengono aperti conti correnti bancari con denaro proveniente da attività criminali o comunque denaro non soggetto a tassazione.

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