Il testo poetico

Tempo addietro ho messo insieme uno schema per chiarire le idee a me stessa, prima ancora che ai miei ragazzi; nel senso che volevo semplificare in un foglio al massimo una serie di concetti che di solito occupano un centinaio di pagine… sempre che l’impresa sia lecita. Purtroppo non ho fatto in tempo, quest’anno, a presentarlo alla classe. Esso andrebbe forse proposto nei primi giorni di scuola, anche se un apparato del genere di sicuro non affascina i ragazzi, tanto meno quelli di prima media. Eccolo.

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Qui tento, fra le altre cose, di “situare” il genere letterario della poesia in un contesto più ampio. Infatti:

  1. Il testo è un messaggio orale oppure scritto (e ricordiamoci che l’oralità precede la scrittura).
  2. La poesia è un testo letterario.
  3. Nei testi letterari possiamo riconoscere alcune “tipologie testuali” tanto care ai tecnici della didattica (insegnanti soprattutto… gli altri ne fanno volentieri a meno!): testo narrativo, descrittivo ed espressivo. La poesia potrebbe far parte di quest’ultima tipologia testuale.

Comunque, il nostro lavoro non è partito da qui. In effetti, ho optato per qualcosa di più affascinante: La guerra di Piero. Che poi è una canzone, d’accordo: ma possiamo considerare le canzoni come delle poesie musicate? Erano, anche in origine, tutte le poesie accompagnate da strumenti musicali? E, anche così non fosse stato, può una canzone permetterci d’introdurre la questione del ritmo, che in poesia è fondamentale? Io penso di sì (poi, mi sono resa conto che de Andrè è antologizzato su diversi testi per le medie; ma quando l’ho proposta qualche anno fa, per la prima volta, non andava ancora così di moda partire proprio da qui).

Questa è la prima fotocopia distribuita ai ragazzi per guidarli alla comprensione del testo e per fornire loro qualche rudimento: Poesia_1.

In essa si esaminano i seguenti punti:

  • Contenuto del testo;
  • Interpretazione del messaggio;
  • Scopo dell’autore;
  • Verso e prosa;
  • Divisione in sillabe (con sinalefe e dialefe);
  • Ictus o accento;
  • Durata del verso e tipi di versi.

E devo dire che ha funzionato, con qualche dubbio nel gran finale (“Perché se l’ultimo accento cade sul nono verso allora è un decasillabo? Non dovrebbe essere un novenario, visto che ha nove sillabe e non dieci?”).

Però, almeno, si sono fatti qualche domanda! E si sono anche divertiti a battere il tempo, dimostrando che la poesia ha a che fare sia con musica, sia con la matematica.

Alberi
Illustrazione di Simona Dimitri

Questa, invece, è la seconda lezione introduttiva al testo poetico: Poesia_2.

In essa si prendono in esame dapprima La mia sera di Giovanni Pascoli, quindi (per casa) Pianto antico di Giosuè Carducci. La riflessione sulla struttura della poesia prosegue sviluppando i seguenti elementi:

  • Strofa;
  • Rima;
  • Figure retoriche legate al significante (alla forma, all’aspetto grafico, al suono) e non al significato (al contenuto vero e proprio): allitterazione, enjambement, anàfora, onomatopea.

Infine, la terza lezione: una presentazione riassuntiva, contenente l’ultima poesia (X agosto)* da copiare sul quaderno e il laboratorio sulla metafora.

 

* Solo perché i ragazzi vogliono sapere il motivo di tutte queste malinconie di Pascoli, al quale sicuramente – in passato – dev’esser successo qualcosa di brutto.

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