Dove dormono i bambini

Vi rimando a un fotoprogetto che spopola in questi giorni sul web, e che io reputo interessante perché permette di visualizzare “a colpo d’occhio” le differenze tra i ragazzi del “primo mondo” e quelli del “terzo mondo”. Sono le camerette (ma qualcuna non lo è, almeno non propriamente) di ventisette bambini di tutto il mondo. Fermatevi a guardarle un attimo. C’è da pensare, o no?

Camere_bambini

Proprio a proposito d’infanzia (rispettata, negata, simbolizzata…), in questi giorni sto leggendo Il seme della violenza. Putti, fanciulli e mammoli nell’Italia tra Cinque e Seicento, di Ottavia Niccoli. Giusto per ricordarmi che, anche in Italia, fino a qualche secolo fa (o, meglio, fino al secolo scorso), l’infanzia quasi non esisteva. Esistevano i bambini fino a sette anni, poi si era separati dalla madre – o comunque non più da lei protetti – e si imparava qualcosa: a leggere, a scrivere e a far di conto (pochi) o a lavorare (molti). A quattordici anni si era adulti. L’adolescenza è un’invenzione tutta contemporanea.

E pensate che i compleanni non esistevano, nel senso che: 1) spesso non si conosceva la propria data di nascita; 2) anche sapendola, non si festeggiava. Niente torta. Niente candeline. Niente Coca Cola. Solo lavoro e al limite qualche sassaiola per strada con gli amici, come ogni altro giorno che Dio mandava in terra. Che infanzia disgraziata, direte voi!

Incredibile, vero? Questa, è la “storia”.

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