La buccia di banana

Ed ecco che osservo, di nuovo, questi undicenni vivaci, che ascoltano le storie che raccontiamo loro con tanto entusiasmo ma con poca pazienza, che sbadigliano “perché questo noi lo sappiamo già fare”, che si infiammano di fronte alle novità ma che nel giro di qualche manciata di minuti hanno fame, sete, bisogno di fare la pipì e di raccontarsi l’ultima con grande profusione di commenti, risatine, gomitate. Ed ecco che allora mi si riempie, di nuovo, la testa di milioni di domande.

Sanno inventare delle storie. Con loro funzionano sia la “Grammatica della fantasia“, sia i ricettari di scrittura creativa, sia i manuali per rivisitare le fiabe. Funzionano anche – generalmente – gli esercizi “settoriali” di grammatica, quelli in cui devono cancellare l’alternativa errata o barrare la risposta corretta, purché siano argomenti che stanno in un capitolo solo: il nome, l’avverbio. Non il nome e l’avverbio contemporaneamente.

Non sanno scrivere correttamente “glielo”, “gliel’ho”, “ce ne”, “ce n’è”, “l’ho”, “lo”, giusto per menzionare gli errori frequentissimi (diciamo pure sistematici). Ma non sanno scrivere, nella maggior parte dei casi, neanche “nemmeno”, “hanno”, “so”, “dà”, “lì”, “qui”, “cui”, “gli” (“a lui”). Per non parlare di “a posto”, “a fianco”, “d’altronde” e “soprattutto”.

E così quando devo assegnare loro un voto (sì, accidenti, ancora con questa storia del voto espresso in decimi, che spesso svilisce un percorso di senso svolto in classe non riducibile alla verbalizzazione sul registro; ma capisco che sto facendo della filosofia, un passatempo demodé peggio del Mahjong o del volàno), mi sforzo di premiare la motivazione, l’atto creativo, la capacità di inventare e di tenere assieme i pezzi di un discorso.

Epperò. L’ortografia no. Ragazzi che scivolano sull’ortografia sempre e comunque, no: non possono andare tanto distanti. E quindi da quella parte, sul versante ortografico, mi ritrovo a sanzionare (il che significa, in soldoni: dare dei 4) gli errori (tanti, tantissimi) perché forse questo è l’unico modo perché li evitino, la prossima volta. Insomma, qualche errore lo fanno anche soltanto per distrazione, mi sembra chiaro… dunque, se soltanto volessero, potrebbero evitarlo. Staranno più attenti, allora, nel prossimo compito. E, se sarà un “tema” (o una qualsiasi “tipologia testuale”, tanto per me ogni testo è un pretesto), controlleranno sul dizionario ogni volta che hanno un dubbio.

L’errore ortografico non posso più lasciarlo passare. L’ho fatto, qualche volta, ma così non va. Se non imparano adesso, non imparano più: ecco come la penso. La strada verso il successo linguistico (“successo” è una parola che ultimamente mi fa venire l’orticaria, ma vabbè) è disseminata di bucce di banana ortografiche: bisogna trovare delle strategie per aggirarle, per gestire le cadute, per rialzarsi, per farle sparire – quasi del tutto – dal proprio cammino. Chi non lo fa, un domani sarà condannato non solo all’analfabetismo di ritorno, che colpisce anche i “secchioni” con il 10 in grammatica, ma all’analfabetismo tout court: non saprà leggere un giornale perché l’attenzione sarà affaticata dopo cinque righe, non saprà scrivere un’e-mail né compilare correttamente un questionario. Sarà una persona che si sentirà a disagio ogni volta che ci sarà da usare la lingua scritta, cioè molto spesso.

Buccia di banana d'autore (www.handdrawnalbumcovers.com/)
Buccia di banana d’autore (www.handdrawnalbumcovers.com)

Ma mi chiedo: basteranno sei ore alla settimana di italiano – grammatica, antologia, scrittura e chi più ne ha più ne metta – per limitare i danni ortografici (o almeno la maggior parte)? Non è che l’auto-sorveglianza dell’errore e l’automatismo virtuoso della corretta scrittura debbano essere  prassi (più) consolidate, fin dalla primaria? Insomma, c’è qualcosa che mi sfugge. Sono io che vedo troppe bucce di banana? E, da ultimo ma non meno importante, le mie sanzioni motiveranno o no i ragazzi a rimboccarsi le maniche per fare di meglio (visto che possono)? O li faranno scivolare ancora di più, dritti nel buco dell’umiliazione?

Maledetta filosofia. Maledetti dubbi socratici. Nella prossima vita voglio dedicarmi al Mahjong.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. rosanoci ha detto:

    Hai ragione, l’ortografia ha la sua importanza e l’uso del vocabolario pare ormai antiquato… purtroppo…

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