L’alba dell’adolescenza

il

Ieri sera ho letto un libro bel-lis-si-mo.

Come al solito, ultimamente, si tratta di un romanzo fuori commercio, che però si può trovare in molte biblioteche.

Be’, non a tutti piacerà, perché è un libro decisamente per ragazze. Tanto che è stato pubblicato proprio nella collana Mondadori dedicata alle giovani lettrici: la Gaia Junior. Io ho letteralmente adorato, quando facevo le scuole medie, quei libri bordati di lilla: il primo che ho letto, intorno ai nove o dieci anni, è stato Ronja di Astrid Lindgren che naturalmente, a tutt’oggi, consiglio vivamente alle bambine. Ma poi ne ho letti almeno altri venti o trenta. Qualcuno, allora, mi era sfuggito e quindi… lo leggo adesso che ho più di trent’anni. Certo, oggi li leggo soprattutto per consigliarli alle mie alunne, ma non nascondo che li divoro con l’entusiasmo tipico della dodicenne, e non dell’ultratrentenne!

Qual è, secondo me, la ricetta magica dei romanzi pubblicati nella Gaia Junior? La ricerca della verità. Non sono storie strettamente pedagogiche, che vogliono insegnare con tono saccente che cosa è giusto o sbagliato secondo la morale (adulta) corrente. Sono storie che narrano la vita quotidiana e l’universo dei sentimenti degli adolescenti in un modo maledettamente verosimile. Non sono storie che indorano la pillola: nelle famiglie dei protagonisti ci sono dei lutti, qualche volta addirittura delle violenze (perché negarlo?); le amicizie, qualche volta, sono drammatiche (come lo sono molte amicizie giovanili); le ribellioni dei personaggi non vengono sedate o annacquate dall’intervento moralistico degli adulti: seguono un loro corso e sì, alla fine – ma soltanto alla fine – i ragazzi trovano una chiave per aprire la porta del loro destino, qualche volta anche senza l’approvazione degli adulti. Insomma, sono storie che mettono in moto la ruota dei desideri.

La Gaia Junior è stato un progetto editoriale capace di offrire davvero ottima narrativa per giovani donne. Questa collana mi ha permesso di diventare, da adulta, un’onnivora lettrice. Naturalmente, esistono altri progetti editoriali rivolti ad altro pubblico, per esempio quello dei ragazzi (maschi)! E per fortuna, aggiungo!

Ecco il titolo.

Due settimane in maggio (Christine Nöstlinger)
Due giovani "lovers" fotografati da Weesee
Due giovani “lovers” fotografati da Weegee

Di che cosa parla? Dell’adolescenza dell’autrice, Christine; è quindi un romanzo autobiografico. Christine racconta due settimane “qualsiasi” di maggio in un anno del dopoguerra (1946? 1947? Poiché è nata nel 1936 e nel romanzo avrà suppergiù undici-dodici anni, opterei per la seconda ipotesi): parla dei propri genitori – un papà molto affettuso anche se con una vita un po’ sregolata e una mamma apprensiva, ai limiti della sopportazione, ma nello stesso tempo incapace di farsi valere sul serio – e della propria sorella maggiore, antipatica come tutte le sorelle maggiori (lo dice lei), fanatica dello studio e sempre ubbidiente. Parla anche dei rapporti di amicizia con Rudi, un ragazzino piuttosto violento, problematico, ma in fondo incapace di fare del male. E infine parla di Hansi, il dispettoso figlio della portinaia, biondo e bellissimo, che diventerà il suo primo ragazzo.

Che cosa mi è piaciuto? L’ambientazione storica, in una Vienna devastata dai bombardamenti in cui ciascun abitante vive di piccoli espedienti e di risparmi all’ultimo centesimo, dove tutti sono preoccupati del presente e nello stesso tempo incapaci di avere fiducia in un futuro radicalmente migliore. Ho apprezzato smisuratamente il realismo con cui l’autrice descrive le proprie giornate, i propri sentimenti: una ribellione sorda verso due genitori che in realtà non fanno proprio nulla di male, l’incapacità di rispettare gli orari, gli impegni, una regolarità; il velato disprezzo per delle coetanee con cui fa fatica a comunicare; la scoperta della passione andando a zonzo, fra le macerie, con Hansi. Davvero, qui non c’è niente di “pedagogico”: eppure alla fine è impossibile non stare anche dalla parte dei genitori. E così si scopre infine che l’universo degli adulti e quello dei ragazzi sono – a momenti – del tutto inconciliabili: gli uni non possono capire le ragioni degli altri e viceversa. Il finale è da scoprire e insegna che l’adolescenza è fatta di strappi continui, impossibili da accettare ma nello stesso tempo inevitabili.

A chi lo consiglio? Alle ragazze che sentono ribollire il sangue di fronte ai divieti dei genitori e degli insegnanti e che sognano di avere già diciott’anni per ciò che desiderano. Alle ragazze arrabbiate, quindi, e passionali.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...