Letture

Nei giorni in cui sono stata a casa ammalata, ho letto per voi (ma anche per me) questi romanzi, che metto in ordine di “difficoltà” (dal più facile al più difficile):

La voce segreta (Bianca Pitzorno)

Pitzorno

Di che cosa parla? Dell’infanzia di una bambina, Cora, che sente la “voce segreta” dei bambini che non sanno ancora parlare. Cora desidera andare alle scuole elementari come il fratello più grande, ha una bambola rattoppata chiamata Lammummia e una mamma un po’ antipatica e, infine, assiste alla nascita dei propri gemellini: a uno di loro, Michelangelo, proprio Cora farà spuntare delle ali sulla schiena grazie alla polvere lasciatale sulla mano da una farfalla.

Che cosa mi è piaciuto? La delicatezza con cui la Pitzorno racconta storie attingendo ai ricordi della propria infanzia e le sue invenzioni – come quella della voce magica – forse non del tutto di fantasia.

A chi lo consiglio? Alle ragazze di prima media che fanno ancora fatica a leggere romanzi lunghi e complessi. Alle ragazze che hanno ancora una scheggia di infanzia dentro di sè.

La bottega degli specchi magici (Kai Meyer)
Zavrel
Illustrazione di Stepan Zavrel (Venezia)

Di che cosa parla? Di una Venezia sotto incantesimo: le armate del Faraone, una mummia egizia ritornata in vita, hanno conquistato il mondo; solo la città lagunare resiste grazie alla protezione della Regina Fluente. Merle è un’orfana che porta con sè un oggetto speciale; con un’amica cieca, dovrà affrontare un periodo di apprendistato presso un costruttore di specchi magici che tiene in casa una serva “mostruosa”: chi sarà questa creatura? E chi è il bell’apprendista che lavora presso l’odioso palazzo dirimpetto a quello di Merle?

Che cosa mi è piaciuto? L’ambientazione goticheggiante: una Venezia decadente nella quale nuotano le ondine, mezze donne e mezze pesci. L’eterna lotta tra il Bene, rappresentato dalla Regona Fluente e dal leone Vermitrax, e il Male, rappresentato dal Faraone e dai consoli corrotti di Venezia.

A chi lo consiglio? Alle ragazze che amano il fantasy (Il signore degli anelli, Harry Potter…). Peccato che non sia più disponibile nelle librerie: bisogna cercarlo nelle biblioteche (io l’ho trovato a un mercatino dell’usato). Attenzione, comunque: è il primo tomo di una saga composta da tre romanzi. Quindi, non è finito qui!

Una bambina e basta (Lia Levi)
LiaLevi
Lia Levi

Di che cosa parla? Dell’infanzia dell’autrice, ebrea, trascorsa a cambiare città in continuazione durante l’inasprimento delle leggi razziali sotto il fascismo. Questa è la storia delle persecuzioni degli ebrei in Italia vista con gli occhi dell’innocenza: i repentini trasferimenti da una scuola all’altra, la perdita della casa e dei giocattoli, il nascondiglio presso di un convento romano. La storia che mi ha toccata di più è però quella di “Spepetto Sottomacerie”, una bimba di tre anni lasciata dalla madre alle suore per paura della deportazione: una notte piange sommessamente chiamando la mamma, nel frattempo dispersa, e la protagonista la porta nel proprio letto contro tutti i regolamenti, scoprendo in sè il proprio istinto materno.

Che cosa mi è piaciuto? Che è un libro commovente e poetico, anche se dolceamaro. Ci insegna quanto dolore gli esseri umani sono in grado di provocare nei confronti dei propri simili. Questo dolore è ancora vicino a noi, nel tempo (l’ultima guerra è finita 70 anni fa, ma la storia umana si snoda su millenni!) e nello spazio (si pensi solo a quanti uomini, donne e bambini annegano così frequentemente al largo di Lampedusa).

A chi lo consiglio? Non solo alle ragazze, ma anche ai ragazzi di terza media. Per osservare “da vicino” che cosa sono state le vergognose legge razziali (anche il Papa lo disse: “un’onta”). E per evitare che accada ancora, in altre forme, verso altre persone.

Padre padrone (Gavino Ledda)
PadrePadrone
Una scena del film tratto dall’omonimo romanzo

Di che cosa parla? Comincio col dire che è un gran libro, putroppo anch’esso scomparso dalle case editrici (si trova in biblioteca). L’ho riletto per la seconda volta a distanza di dieci anni, perché sentivo il bisogno di ricordare com’erano le infanzie fino a poco tempo fa e poco distanti da noi… Racconta la storia di un bambino sardo, l’autore stesso, a cui viene impedito di frequentare la scuola perché il padre lo vuole con sè nei campi per pascolare le pecore. Racconta, quindi, la storia di un piccolo pastore costretto a lavorare anziché studiare. Sono gli anni del dopoguerra (fine anni Quaranta) e ci troviamo nell’entroterra della Sardegna. Gavino poi, da grande, si ribellerà alla durissima vita impostagli dal padre e se ne andrà a prendere il diploma di quinta elementare, poi quello delle medie, poi quello del liceo classico… e infine si laureerà addirittura in glottologia (che è una disciplina molto particolare del corso di studi in lettere)!

Che cosa mi è piaciuto? L’incredibile sensibilità di un bambino analfabeta che, da grande, saprà ricordare tutto ciò che ha vissuto. Tutto: la vita all’ovile, i suoni della natura e dei temporali, le narrazioni delle gesta epiche dei propri antenati… Ledda dev’essere stato davvero una persona straordinaria e piena di talenti che, grazie alla propria determinazione, è riuscita a rialzarsi dalla polvere e a lasciarci una testimonianza vivissima delle condizioni di vita materiale dei bambini “di una volta”.

A chi lo consiglio? A chi già legge molto: ragazzi e ragazze. Meglio se di terza media (ci sono delle parti piuttosto “crude”, come dire).

BUONE LETTURE!

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