Il mio piano B ovvero quando mi troverete a lavare i pavimenti

Questo è un articolo difficile da scrivere.

Anche se quasi nessuno passa di qua, tranne qualche mia vecchia alunna e forse anche un paio di quelli nuovi (dovrei impormi di pubblicizzare un po’ questa pagina… ma, davvero, mi interessa poco poco: certo, a volte vorrei che qualcuno commentasse soltanto per condividere con me il suo punto di vista sulle cose: qualche genitore, magari), butto in mare quest’appello in bottiglia.

Fare l’insegnante è difficile. Per me, mamma di bambina ancora da scolarizzare, lo è più di fare il genitore, che è un mestiere notoriamente bello ma dannato.

Da quando insegno, cioè da poco più di un lustro a questa parte, le domande iniziali non si sono ridotte, anzi: si sono moltiplicate.

Ci sono delle mattine in cui vorrei inaugurare un quaderno – rigorosamente nero – intitolato: “Dubbi (destinati a restare) irrisolti sul mestiere dell’insegnante”.

E invece ho deciso, questa sera, di scriverne una piccola selezione qui, dove tutti  possono potenzialmente essere messi a parte di tale amletico “dramma” interiore e dunque partecipare alla discussione.

So benissimo che gli insegnanti, così come i preti, i primari di chirurgia, i giudici e poche altre categorie di professionisti le cui facoltà sono ispirate direttamente dai sacri numi, non debbono manifestare alcun tipo di sentimento né ammettere di essersi imbattuti mai in una (al massimo) difficoltà.

Eppure.

Eppure siamo esseri umani. Anche i preti avranno la forfora e le petecchie. I primari si metteranno le dita nel naso. E i giudici leggeranno di nascosto i Topolini dei nipoti.

Tutto questo per arrivare dunque a chiedervi:

  1. Perché trovate noiose le lezioni tradizionali ma poi approfittate di quelle “partecipate” per parlare a vanvera o fare polemiche inutili (THIS IS “LA DOMANDA DELLE DOMANDE”)? E pensate che ormai se lo chiedono anche le maestre della scuola dell’infanzia!
  2. Corollario della domanda delle domande: perché ogni volta che incontrate un insegnante disponibile a farvi parlare e/o partecipare (e non per forza con tecniche ingenue, ma usando strategie collaudate tipo queste qui) inevitabilmente pensate che sia un fesso con cui si può fare di tutto, tranne parlare e/o partecipare davvero?
  3. Perché desiderate fare qualcosa di sensato (e sottolineare il libro dalla mattina alla sera effettivamente non lo è) e poi appena ve se ne offre l’occasione (che ne so: orto a scuola / laboratorio di archeologia “sperimentale” / costruzione di bussole faidatè) vi lamentate perché “tanto non serve a niente, è una cosa stupida“.
  4. Perché, poi, quando si torna a malincuore alla lezione tradizionalissima, esprimete tutto quel (ennesimo) dissenso sul ripasso dell’ortografia lamentatovi perché “tanto è inutile, questa cosa la so benissimo” e invece è ampiamente dimostrato che sbagliate sempre a scrivere fin’ora, dapertutto, ce ne al posto di ce n’è eccetera eccetera eccetera?
  5. Insomma, perché non vi va mai bene niente e siete sempre così scontenti?
  6. E perché l’unico linguaggio che capite è quello della punizione (nota, sospensione e via sprofondando nell’umiliazione)?
  7. Perché vi lamentate se le punizioni sono appioppate a tutta la classe quando poi vi offendete il doppio se le punizioni sono appioppate soltanto ai responsabili (immancabili i commenti: “Ma io non avevo fatto niente” e “Ma lui ha chiacchierato / rotto i marr le scatole/ giocato con la gomma pane molto più di me”)?
  8. Perché volete andare in bagno in dieci al rientro dalla ricreazione, così da farvi revocare immantinente e perennemente il diritto di andare in bagno tout court?
  9. Perché quando vi si dice perentoriamente: “Ora basta, devi smetterla di: parlare senza alzare la mano / fare i compiti in qualche modo senza un minimo di ragionamento / giocare con il pongo sotto o sopra il banco”, voi fate spallucce e assumete un contegno principesco (eh, ecco a che cosa si riferiva la Melazzini) come se foste stati lesi nei vostri sacrosanti diritti?
  10. Perché non vi accorgete dei compagni che hanno bisogno di essere aiutati e non danneggiati (attraverso prese in giro o, peggio ancora, alleanze perverse in cui ci si sprona a fare gli stupidi a vicenda)? Perché non vi accorgete del lavoro altrui, come quello dei bidelli che passano ore a pulire le tracce del vostro passaggio?

Certo, poi mi rendo conto che ci sono lavori – come quello dell’insegnante o del genitore – che sono caratterizzati da una frustrazione quasi cronica e da soddisfazioni quasi postume. O meglio, sono lavori dove quotidianamente né si vince né si perde: vincere consiste semplicemente nell’avere l’opportunità di continuare a giocare (non è un’idea mia: è sua ma devo averla trovata piuttosto consolatoria, se la ricordo tanto bene dopo una settimana…).

Il giorno che dovessi perdere cercatemi al tavolo dei bidelli. Lavare i pavimenti è un lavoro che ultimamente invidio a un sacco di gente: almeno, la soddisfazione di vederli brillare è immediata. E sicura.

Disappunto
Una cartolina americana che mi ritrae, con la tipica espressione e il tipico cucugnello, mentre esclamo: “Negli anni scorsi mi avete delusa nei seguenti modi…”

P. S. di qualche giorno dopo: in realtà chiedervi dei “perché” è perfettamente inutile. Siete solo ragazzi e avete bisogno di adulti che, continuamente e faticosamente, vi diano una direzione. Punto. Certo che a ripetere, ripetere e ancora ripetere… ogni tanto si finisce anche con l’ammettere la propria stanchezza. Ma arriveranno i giorni in cui si raccoglierà qualche risultato! 😉

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11 commenti Aggiungi il tuo

  1. Nives ha detto:

    Leggendo questo articolo vengono in mente tante cose, ma a volte è proprio per queste cose (ovviamente non le stesse stesse) che VOGLIO essere cattiva. Mi dispiace Profe come ci comportavamo in classe, spero che gli alunni di prima g non siano come noi.

    1. Cecilia Brugnoli ha detto:

      Ma Nives, non mi riferivo a voi. Certo, mi stai implicitamente dicendo che vi comportavate comunque abbastanza male (ok, non sempre). Ma allora ti chiedo, proprio perché NON sei più una mia alunna e dunque puoi essere massimamente sincera: che cosa vi aspettate voi da un insegnante, da una lezione, dalla scuola (e questa è la PRIMA DOMANDA)? Perché io mi ricordo che cosa volevo alla vostra età: volevo che mi facessero dire la mia, che mi facessero fare cose sensate e contemporaneamente divertenti (scrivere racconti assieme ad altri, discutere di problemi comuni, fare interviste ad anziani del paese ecc.). Le lezioni con il libro e basta le seguivo per dieci minuti e poi basta e le cose che studiavo passivamente le dimenticavo dopo una settimana. Te lo chiedo perché forse la tua generazione, in generale, vuole qualcos’altro; molti insegnanti pensano di sapere che cosa, ma in effetti non ve lo chiediamo mai: che cosa volete (di nuovo, è sempre la PRIMA DOMANDA)? Siete grandi abbastanza per provare a rispondere. Alla fine le decisioni le prendiamo comunque noi ed è giusto che sia così. Infine, mi stai dicendo che sarebbe meglio che tutti i prof fossero severi (SECONDA DOMANDA)? Perché la cosa buffa è che molti di noi si sforzano di essere democratici, “dialogici”, ma ogni tanto (spesso) preferiremmo mollare qualche metaforico ceffone, trattarvi come disgraziati e darvi voti orribili. Se tu mi dici che tutto sommato sarebbe meglio… be’, il mio lavoro diventerebbe decisamente più facile! Sappimi dire, sono curiosa di sapere come la pensi.

      1. Nives ha detto:

        si , è vero che le sto dicendo implicitamente che non siamo una classe tanto brava, ma se vuole glielo dico anche esplicitamente: NON SIAMO UNA CLASSE MOLTO BRAVA IN COMPORTAMENTO. Non so bene cosa mi aspetto da una lezione, comunque penso che non si bisogni essere troppo cattivi con gli alunni (non lo dico solo perchè sono un’ alunna anche io!), a me piacevano le sue lezioni, poi ero io che non capivo le cose perchè non riesco a studiare storia, ma penso che sia normale che gli alunni non vadano d’amore e d’accordo con gli insegnanti, poi ci sono professori che spiegano meglio una materia e professori che ne spiegano meglio un’altra: ad esempio la Endrizzi in italiano è bravissima, ma in Storia e Geografia io faccio ancora più fatica dell’anno scorso, poi c’è la Pavan ,che oggi è venuta a farci supplenza, che spiega benissimo , sembra che parli a dei ritardati ( non la voglio offendere) ma i professori sono bravi ognuno a modo suo.
        Forse ho scritto in modo un po confuso ma non riesco a rimediare, comunque spero che l’anno prossimo avremo lei come professoressa.
        arrivederci
        Nives

      2. Cecilia Brugnoli ha detto:

        Nives, non sai quanto mi faccia piacere sapere che:
        a. qualcuno, tipo te, sa anche riconoscere le rispettive capacità di ciascun insegnante e i relativi limiti (il problema è che alcuni di voi sanno additare molto bene il buono e il cattivo negli altri ma molto meno bene sanno giudicare loro stessi: crescendo, vi accorgerete che brillerete in alcuni campi e in altri no);
        b. vi piace il discorso “da ritardati” (non sono ironica!): secondo me è importante sapervi parlare in modo semplice di argomenti difficili. Nel mio caso, non sempre ci riesco ma miro proprio a quello: la lotta per le investiture secondo me non potete capirla fono in fondo, mentre l’azienda agricola – sempre più semplificata: ci sto lavorando! – quella sì (il bosco, gli animali nel medioevo ecc.).
        c. qualcuno, come te, non desidera essere bastonato. Però, vedi, tu le regole della buona educazione le conosci già, mentre tanti tuoi coetanei no: purtroppo, spesso bisogna agire “a muso duro” per colpa dei maleducati. Sono sempre più convinta che sia sempre più necessario e quelli come te dovranno sempre di più “subire” per colpa degli altri.
        Grazie per i tuoi commenti!

  2. anna ha detto:

    Salve profe e vero quello che ha scritto…noi siamo ragazzi e abbiamo bisogno di crescere…vogliamo sempre divertirci…P S:Oggi l alice ha preso in giro cm al solito la GLORIA!!xò oggi l alice ha ammesso di preferire lei…
    Sa pero il motivo per cui non la ascoltavamo??! Ecco la risposta:ci dava compiti (tipo cose da studiare) che non avevamo fare in classe!!!arrivederci ma io non mi sono mai trovata molto bene con lei…e credo che io a lei non sia mai stata simpatica…:O:O:O★★★★

    1. Cecilia Brugnoli ha detto:

      Non mi offendo, anche perché sono convinta che “a ognuno il suo”, nel senso che ci sono caratteri o mdalità di comunicazione che s’incontrano e caratteri e modalità che non s’incontrano. Quanto alla frase “ci dava compiti che non avevamo a fare in classe” (ecco perché insisto a dire che DOVETE sapere l’italiano!), vedi: è sgrammaticata. Credo comunque di capire che avrei dovuto farvi lavorare di più in classe e ci sta: sono d’accordo con te. A volte si pensa di aiutarvi facendo, in un certo senso, il lavoro al posto vostro. E invece vi si danneggia. In realtà, Anna, diciamo che apparentemente mi ascoltavate quasi tutti anche se sotto sotto dormivate. E io so che non solo dormivi, ma in generale non t’interessavano neanche quelle tematiche (l’ambiente, l’attualità ecc.) che altri riuscivano ad apprezzare. Diciamo che avevo l’impressione che studiassi per il voto e basta. La simpatia è un’altra cosa: io non sono chiamata a valutare quella, ma la passione e l’impegno che ci mettete a capire le cose e le persone che vi circondano (la scuola in fin dei conti dovrebbe servire a quello). Se badassi alla simpatia…!

  3. Nives ha detto:

    Grazie a lei di avere fatto questo blog!

  4. Anna Gibellini ha detto:

    salve prof!!! sono Anna (quella di prima era Sganzerla,io sono Gibellini) Come si trova con le classi che ha adesso?

    1. Cecilia Brugnoli ha detto:

      L’avevo capito! 🙂 Sono piccolini, come sempre capita in prima… Ciascun ragazzo ha la sua personalità, per cui è molto difficile fare discorsi generici. Ci si mette molto tempo per fare tutto, ma questo è normale per chi fino a poco tempo fa stava alla primaria. Soprattutto, in prima bisogna conoscersi e questo richiede grandi energie, no? Spero che la seconda sia un bell’anno, per te, e che nella tua classe si cerchi di collaborare e di lavorare assieme, per quanto possibile. Un caro saluto, Anna (Gibellini)!

  5. Anna Gibellini ha detto:

    Ah, mi dimenticavo: lei insegna ancora a Parona o al Saval?
    scusi ma mi dimentico le cose molto spesso!
    Arrivederci
    Anna Gibellini

    1. Cecilia Brugnoli ha detto:

      Tutt’e due: sia Parona, sia Saval.

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