La vita secondo FangJiao

Ho appena letto un’intervista a un’illustratrice giapponese che si chiama Yocci (pseudonimo di Yoshiko Noda). Ci racconta da dove viene, perché si trova qui in Italia, che cosa ci trova di buffo nelle nostre abitudini (per esempio, che usiamo parole come “qui” e “qua”)…

Yocci

Yocci

E improvvisamente, nonostante tutte le mie perplessità su questo sistema scolastico italiano che, come una pressa, annienta tutti – insegnanti, alunni, famiglie – mi sono ricordata di FangJiao.

FangJiao non è giapponese: è cinese. All’epoca in cui le insegnavo lettere (insegnare è una parola grossa, diciamo che mi limitavo ad accoglierla in classe e ad assisterla ogni qualvolta avesse avuto da chiedermi qualcosa), lei frequentava la seconda media di una scuola grigia, sprofondata tra una campagna tutta uguale e una statale malfamata, anaffettiva. I genitori lavoravano per una delle tante industrie tessili che, negli ultimi anni, sono spuntate come il prezzemolo nelle nostre province. Tra l’altro, dovevano lavorare parecchio e FangJiao si trovava spesso a doversi arrangiare, davanti alle incombenze di casa e a quelle di scuola.

Ma mi sembrava che lei fosse felice. Era entusiasta di frequentare la scuola: diceva che in Cina c’erano pochi libri su cui studiare ma una disciplina ferrea da osservare. Chi arrivava in ritardo non poteva giustificarsi, ma soltanto restare seduto su una panca, fuori dall’aula, in attesa del suono dell’ultima campanella. Qui, lei si sentiva più libera e scriveva o disegnava senza la paura di essere giudicata troppo severamente. E comunque disegnava molto bene: lo sapevano tutti. Andava d’accordo con i compagni, con i quali né si imponeva né assumeva pose da vittima: era sempre calma, sorridente e molto attenta a tutto ciò che la circondava. Insomma, era una ragazzina piena di risorse interiori.

Avrebbe avuto molto da imparare da lei, quanto ad aplomb, quella mia collega che una mattina mi disse: “Ma questi cinesi che vanno e vengono dalle nostre scuole, ma li fanno i controlli sanitari? Ma non sa, lo Stato, che rischiamo di prenderci i pidocchi, quando va bene, o forse addirittura la scabbia e il tifo? Sono così sporchi: non solo ci portano via il lavoro, ma ci portano anche le loro malattie”.

Insomma, leggendo Yocci (il suo blog qui), mi sono di nuovo venute in mente FangJiao e la sua scrittura infarcita di incantevoli errori. Quando si dice che gli alunni danno di più agli insegnanti di quanto questi ultimi diano ai primi, be’, non so se sia sempre vero. Ma nel caso di FangJiao devo dire che lei mi ha lasciato un luminoso ricordo e una grande fiducia nei tanti ragazzi come lei. Ragazzi che hanno lasciato un’infanzia normale per trasferirsi con pochi bagagli in luoghi spesso ostili, a diecimila chilometri di distanza. Ragazzi con delle doti che rischiano, qui da noi, di restare del tutto inespresse a causa del gap linguistico e/o culturale nonché della nostra ossessione per i programmi. Ragazzi che riescono, nonostante tutto questo, a vivere la loro nuova vita con un candore e un ottimismo di cui io mai e poi mai sarei capace.

Effettivamente, questo è uno dei casi in cui è proprio l’alunno a mostrare all’insegnante com’è che si sta al mondo.

FabgJiao in una foto d'archivio...
FabgJiao in una foto d’archivio…

Uno dei tanti temi di FangJiao

Io con miei amici sta insieme non ci sono segreto. Può parla tutto con mia amici. Non come mia genitori, io paura di parla.
C’è un volto io con mia mandra avete una problema. Mia mandra hai bestemmia io. Io sono molto triste.
Dopo meie amici viene cercare io, hai visto io sono tristi.
Gli dico una cosa: la nostra vita come un fogli bianco. Noi ogni giorno più grande, c’è qualcosa triste e qualcosa ferice. Come una matita cololata si disegna su fogli.
Quando noi divenda mandra o pandra di nostra figlio, può cabire la nostra genitori perché fa cosi prima.
Quando noi finisce la vita quei fogli è diveta una bella disegno. Ogni persona ha quei fogli, ogni persona ha un disegno bella. Quando io ha sentire questo non nè più triste. Io ho pensa anchio c’è un fogli, io vorei fare una bella disegno.

Io con mia amica XinXin abita insieme e una stessa camera, ogni giorno correre intorno la nostra casa e fare corrazione, insieme andare a scuola, noi è stessa classe, stesso banco, insieme andare casa, fare compiti, si giocca insieme e ogni giorni si guardare un storia di cinese e io si insegni parla italiani, si sta insieme tutto giorno anche se dormi.
Solo fare doccia non sta insieme.
XinXin è mia migliore amica.
C’è un volte suoi mamma dice: Io con XinXin come una gemeri, tutte tempo sta insieme.
Se un volti io con XinXin non sta insieme, lori dice noi sta arabiato.

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2 Comments Add yours

  1. Nives ha detto:

    Profe ma non ho capito se FangJiao era una sua alunna o no.Buone vacanze, a Settembre

    1. Cecilia Brugnoli ha detto:

      Sì, è stata una mia alunna, qualche anno fa. Non so dove si trovi, ora. Ciao Nives, buone vacanze anche a te, piene di sole, chiacchierate e passeggiate! 8)

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